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MARGINE DI PROFITTO

Margine di profitto: cos’è e come calcolarlo

Articolo di Ilaria Cazziol

Per capire l'importanza del margine di profitto dobbiamo partire da un assunto: “se non si può misurare qualcosa, non si può migliorarla”.

È una delle più celebri citazioni di Lord William Thomson Kelvin (1824 - 1907) matematico, fisico e ingegnere britannico.

Forse letta così, alla prima riga di questo articolo, questa frase ti dirà ben poco. Ma sono convinta che, giunti alla fine, potrai capirne il senso profondo e non potrai che essere d’accordo.

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Si sa, l’economia non è per tutti. Del resto perché allora ci rivolgeremmo ad un fiscalista per sistemare la nostra contabilità?

Ma non tutte le faccende economiche possono essere lasciate in mano ad altri, anzi. Probabilmente sei un imprenditore che ha già avviato (o ha in progetto di farlo) il suo business online, magari un ecommerce o un negozio in dropshipping, e vuole migliorarlo o partire al meglio.

Ecco perché in questa breve guida voglio spiegarti cos’è e come si calcola il margine di profitto, che differenza c’è tra margine di profitto netto e margine di profitto lordo e come si può ottenere la sua massimizzazione.

Be’, in realtà verranno fuori un bel po’ di altri concetti che bisogna conoscere, ma non te li scrivo qui nella premessa, non voglio spaventarti. Facciamo un passo alla volta, ok?

Margine di profitto: definizione

calcolare margine di profitto

Come primo passo vediamo di dare una definizione di margine di profitto. 

Si tratta della percentuale di guadagno che c’è tra i ricavi delle vendite e i costi di produzione. È un indicatore della redditività di un progetto di business, insomma.

Quando gestisci un business è importante capire quanto sia redditizio. Per farlo bisogna conoscere appunto il valore del margine di profitto, quanto ti resta effettivamente in tasca al netto dei costi necessari per l'attività. 

Per il calcolo del margine di profitto, quindi, è necessario conoscere alcuni altri valori che fanno parte del nostro business. Vediamoli uno alla volta, iniziando da costi fissi e costi variabili, che influiscono sulla produzione e quindi sui ricavi e sul tuo guadagno.

Costi fissi

La definizione di costi fissi (CF) è molto semplice: sono le spese che l’azienda deve affrontare praticamente sempre, indipendentemente dal volume di beni prodotti.

Mi spiego meglio con un esempio pratico. Immaginiamo che la tua sia un’azienda che produce e vende al dettaglio t-shirt personalizzate. Tutte le spese che sostieni, al di là di quelle che riguardano la produzione, sono i costi fissi. 

Se produci 100 o 1000 t-shirt, quindi, non fa differenza, i costi fissi rimangono sempre gli stessi. 

Vediamo quali sono alcuni costi fissi di esempio.

  • Affitto dell’immobile. La spesa mensile che sostieni per l’utilizzo dell’immobile dove produci le tue t-shirt e dove tieni l’ufficio.

  • Ammortamenti. Se l’immobile dove risiede la tua azienda non è in affitto ma lo hai acquistato, questa spesa è un costo che va ammortizzato. Ovvero, il costo del bene va ripartito tra gli anni di esercizio dell’attività.
    Quindi se l’immobile ti è costato 100.000 Euro, questo importo va ripartito negli anni in cui la tua attività presumibilmente resta attiva.
    Questo discorso vale anche per i macchinari che hai acquistato per produrre le tue t-shirt e che con il passare degli anni si svalutano.
    Mettiamo che la macchina del tuo impianto di produzione ti sia costata 10.000 Euro e che la sua vita media stimata sia di 5 anni. La spesa che hai affrontato va suddivisa in questi 5 anni, quindi il nuovo macchinario “ti costerà” 2.000 Euro ogni anno.

  • Interessi passivi. Se per esempio per l’acquisto dell’immobile o degli impianti hai richiesto un prestito, il tasso di interesse rappresenta un costo fisso.
  • Tasse. Che tu abbia un impianto di produzione o un’attività commerciale (ad esempio un bar) è indifferente, dovrai pagare delle tasse governative: l’IMU, la tassa sugli immobili se sei proprietario dell’immobile, la tassa sull’insegna, sulla raccolta dei rifiuti, sull’occupazione del suolo pubblico e così via.
    Che tu abbia un’attività online o offline, quindi, dovrai sempre prevedere il costo fisso delle tasse governative.
  • Assicurazioni. Che siano assicurazioni sugli infortuni, sui macchinari, o semplicemente l’assicurazione dell’auto aziendale, dovrai prevedere i costi dei premi assicurativi che paghi ogni anno indipendentemente dalla produzione. 
  • Stipendi. Anche questo è un costo fisso. Al di là del volume della produzione gli stipendi saranno sempre gli stessi.
  • Utenze. Elettricità, gas e acqua vanno considerati esclusivamente per l’utilizzo dei locali della tua azienda adibiti ad amministrazione. Solo per quest’area, infatti, rappresentano costi fissi.

Come puoi vedere dal grafico qui sotto i costi fissi vengono rappresentati con una linea retta parallela all’asse delle X, relativo al volume della produzione.

costi fissi calcolo margine di profitto

Costi variabili

I costi variabili (CV), a differenza di quelli fissi, variano in base al volume di beni prodotti.

Se la tua azienda in un mese produce più t-shirt perché c’è una maggiore richiesta, automaticamente aumenteranno anche l’energia utilizzata, eventuali straordinari del personale, la quantità di materie prime da utilizzare e così via.

Quindi tra i costi variabili possiamo includere le seguenti voci.

  • Materie prime. Per un volume maggiore di prodotti è necessario un maggiore volume di materie prime e questo ci porta immediatamente al successivo punto.
  • Spese entrata merci. Per una maggiore quantità di materie prime sono inevitabili maggiori costi di spedizione e trasporto.
  • Manutenzione macchinari. L’utilizzo dei macchinari per un numero di ore maggiore rende necessaria una manutenzione più frequente e attenta.
  • Straordinari. Se la produzione aumenta, gli orari di lavoro si allungano e quindi sarà necessario pagare gli straordinari ai tuoi dipendenti.
  • Spese uscita merci. Se la richiesta di prodotti è aumentata ovviamente sarà necessario provvedere a maggiori spedizioni e trasporti.
  • Utenze. Elettricità, acqua e gas in questo caso vanno considerate direttamente proporzionali alla produzione: macchinari che restano in funzione per più tempo hanno un consumo maggiore.

Nel grafico sottostante puoi vedere ancora più chiaramente la differenza tra costi fissi e costi variabili. Come puoi notare, aumentando la quantità di beni prodotti, aumentano anche i costi. Questa è la curva che ne deriva.

costi variabili margine di profitto

Ma perché ti dico tutto questo? Perché tutta questa attenzione anche agli spiccioli? 

Semplicemente perché prima di iniziare un nuovo business, che si tratti di una grande azienda o di un secondo lavoro che svolgi online, è molto importante fare un’attenta analisi dei costi. Una previsione errata, infatti, ti potrebbe costare in termini di tempo e denaro. 

Se acquisti una grande quantità di materie prime per realizzare le tue t-shirt (accessori per decorarle e personalizzarle, pezzi di stoffa, ecc.), oppure un nuovo macchinario per la stampa (se ad esempio decidi non utilizzare il sistema print on demand), per rientrare nelle spese e ottenere il tuo profitto dovrai vendere tutti i tuoi prodotti in un tempo relativamente breve.

Se questo non avviene non avrai un margine di guadagno e il tuo business sarà in perdita. 

Da qui l’importanza dei concetti di costo fisso e costo variabile che ti consentono, insieme ad altri valori e attraverso una formula, di calcolare il tuo margine di profitto in percentuale, che è fondamentale per la vita della tua attività.

Quindi, facciamo un altro passo in avanti per capire quali sono gli altri valori che vanno a costituire il margine di profitto.

Costi totali

Banalmente i costi totali (CT) sono dati dalla somma dei costi variabili e dei costi fissi

CT = CV + CF

Nel grafico qui sotto puoi vedere come viene rappresentata la curva dei costi totali. Se guardi con attenzione vedrai che la curva del costo totale è parallela a quella del costo variabile ma traslata più in alto sull’asse dei costi, in particolare nell’intersezione con la curva dei costi fissi.

costi totali margine di profitto

Questo perché i costi variabili possono partire da zero e aumentare man mano: se io produco zero prodotti, chiaramente avrò zero costi legati alla produzione. Man mano che aumenta la produzione aumenteranno anche i CV e quindi si formerà la curva che vediamo nell’immagine sopra.

Con i costi totali questo non avviene perché, mentre i costi variabili partono da zero, quelli totali, includendo anche i costi fissi, partono da un valore già più alto, indipendentemente dalla produzione.

Ed ecco perché la curva dei costi totali è praticamente una traslazione della curva dei costi variabili.

Ricavi

Un altro elemento importante per il calcolo del margine di profitto sono i ricavi (R). Rappresentano in poche parole, le entrate generate dalla vendita dei prodotti, escludendo resi e sconti.

Profitto lordo e profitto netto

In generale il profitto è la differenza tra ricavi e costi. In questo caso facciamo un’ulteriore distinzione.

Il valore del profitto lordo è dato dalla differenza tra ricavi e costi variabili.

PL = R - CV 

MARGINE di profitto lordo

Mentre il profitto netto, detto anche reddito, utile o entrate nette è dato dalla differenza tra ricavi e costi totali:

PN = R - CT

MARGINE di profitto netto

Ora che abbiamo definito tutti gli elementi che lo costituiscono, andiamo a vedere più da vicino margine di profitto e formula relativa.

Margine di profitto, cos’è?

Eccoci giunti al cuore del nostro articolo. Vediamo ora cos’è questo margine di profitto, perché è importante e come si calcola.

Devi aver capito che, come imprenditore, hai necessità di conoscere con precisione quanto la tua azienda stia guadagnando.

Se non conosci questo dato, come diceva Lord William Thomson Kelvin, non potrai migliorarlo e quindi non potrai far crescere il tuo business.

Ma come si calcola questo valore?

Innanzitutto ti posso dire è un dato che viene espresso in percentuale e rappresenta il guadagno che l’azienda ottiene dalla vendita dei prodotti al netto delle spese necessarie alla produzione.

Quindi, per ogni euro dei tuoi ricavi hai la possibilità di calcolare il tuo margine di profitto. Quando si parla di margine, in questo caso, si intende una percentuale.

Dunque il margine di profitto rappresenta la percentuale di guadagno per ciascun euro che la tua azienda ottiene dalla vendita dei tuoi prodotti.

Complicato?
Probabilmente stai facendo confusione con il profitto che abbiamo visto prima.

Tranquillo è normale. Ti dico subito che non sono la stessa cosa, ma profitto netto e profitto lordo ci consentono di calcolare il margine di guadagno e adesso vedremo come.

Per effettuare questi calcoli abbiamo bisogno di formule, quindi ti avviso che sarà un po’ noioso ma, credimi se ti dico che è tutto molto semplice e conoscere questi valori ti aiuterà a gestire meglio la tua azienda.

Margine di profitto - Formula

margine di profitto formula

Abbiamo fatto una distinzione tra profitto netto e profitto lordo. Quindi anche il margine, che si calcola sulla base del profitto, può essere netto o lordo.

Calcolo margine di profitto lordo

Ci consente di calcolare i profitti correlandoli alla produzione, escludendo cioè tutte le spese che l’imprenditore deve affrontare per produrre un bene, ovvero, i nostri costi variabili.

La formula del margine di profitto lordo è la seguente:

MPL = PL/R x 100

margine di profitto lordo

Dove, R sono i ricavi, il profitto lordo, lo abbiamo visto prima, è ottenuto sottraendo dai ricavi i costi variabili, ed ecco spiegato perché il MPL ci fornisce la percentuale di guadagno relativa alla produzione.

Moltiplicando per 100 questo valore otteniamo la percentuale.

Facciamo un esempio pratico. 

La tua azienda, in un dato periodo, ha prodotto ricavi per 1200€. La produzione di questi beni ti è venuta a costare 650€. 

Calcoliamo subito il profitto lordo applicando le formule viste poco prima (PL = R - CV) quindi il profitto lordo PL = 550€ (1200 - 650 = 550€).

Qual è il margine di profitto lordo allora? (MPL = PL/R x 100) 

550/1200 x 100= 46%

La tua azienda, in questo dato periodo, ha avuto un margine lordo del 46%.

Margine di profitto netto o margine di guadagno 

Il margine di profitto netto, invece, indica la percentuale di guadagno complessiva escludendo tutte le spese, quelle che poco prima abbiamo definito costi totali (PN = R - CT)  

margine di profitto netto

Quindi, riprendendo l’esempio di poco prima

R = 1200 €

CV = 650 €

CF = 150 €

CT = 800 € 

Calcoliamo subito il profitto netto (PN = R - CT), PN = 400 € (1200-800 = 400€).

Qual è il margine di profitto netto? (MPN = PN/R x 100)

400/1200 x 100 = 33%

Il margine di profitto netto della tua azienda in un dato periodo è del 33%. Questo valore rappresenta la sua redditività complessiva e come puoi vedere il PN è più basso rispetto al PL perché vengono considerati i costi totali.

Ma perché il margine di profitto è così importante?

Lo abbiamo detto e ridetto diverse volte, ma alla fine, perché è così importante il calcolo del margine? Be’ ci sono diversi motivi.

  • Ti aiuta a crescere. Conoscere questa percentuale ti aiuta a tenere sotto controllo la salute della tua azienda. Ti dà contezza delle spese che puoi di conseguenza ridurre o aumentare a seconda dei casi.
  • Ti agevola se stai aspettando un finanziamento. Se hai in mente un progetto e aspetti un finanziamento per realizzarlo, i finanziatori vorranno vedere il tuo margine di profitto prima di concedere prestiti.
  • Ti aiuta a risolvere i problemi. Con il calcolo del margine di profitto sarai in grado di verificare cosa c’è di sbagliato, se ci sono errori di gestione delle spese o errori di prezzo e così via.

Massimizzazione del profitto

massimizzazione del profitto

A questo punto ti sarà più chiara la citazione che ti ho fatto all’inizio, vero? E come avevo previsto, sono sicura che sarai d’accordo. 

Del resto un’azienda, per andare avanti, deve sempre migliorarsi e cercare di crescere, soprattutto considerando la competitività che c’è oggi sul mercato.

Conoscere il margine di guadagno della tua azienda ti consentirà di realizzare un piano per massimizzarne il profitto. 

Ecco di seguito qualche consiglio.

  • Le spese. Conoscendo il tuo margine di profitto sarai in grado di valutare se le spese che stai effettuando sono eccessive e eventualmente di ridurle. Attento però a mantenere sempre alta la qualità.
  • Aumento dei prezzi. Se ti rendi conto che il tuo margine di profitto si sta abbassando e non riesci a trovare altra soluzione puoi prendere in considerazione l’idea di aumentare i prezzi. Chiaramente dovrai essere in grado di stabilire un prezzo non eccessivo per evitare di perdere la clientela.
  • Aumentare le offerte. Fai un’attenta analisi e valuta se, per massimizzare il tuo profitto, puoi aumentare le offerte per i tuoi clienti. Tenta ovviamente di non investire troppo in questo settore per evitare perdite, ma non scartare questa ipotesi se vuoi aumentare i tuoi guadagni. Potresti anche considerare quali elementi potrebbero permetterti upselling e cross-selling.
  • Beni con risultati scarsi. Se la tua azienda produce più di un prodotto, potrebbe succedere che uno di questi dia risultati più scadenti. Conoscere il margine di profitto ti consentirà di fare una valutazione puntuale di questi prodotti e di considerare l’ipotesi di interromperne la produzione se questa non è soddisfacente.

Conclusioni

Eccoci qui, ce l’hai fatta, sei arrivato alla fine. Abbiamo visto cos’è il margine di profitto, gli elementi che influiscono su questa percentuale, la formula per un calcolo puntuale e qualche consiglio su come massimizzarlo. 

Questa guida non ha le pretese di una lezione di economia. Quello che spero di aver ottenuto è di averti chiarito un po’ le idee.

Se hai trovato utili queste informazioni, se ti va, fammelo sapere nei commenti qui sotto.

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